Verso il 15 gennaio, alcune riflessioni prima della fine della campagna “Il Bio che non trema”

Ci siamo. La campagna ‘il Bio che non trema’ sta arrivando alla sua conclusione. Dopo questa impresa, che oseremmo definire straordinaria, diventa necessario trarne un piccolo bilancio per fissare i risultati, condividere i successi e rilanciare futuri propositi.

‘Il Bio che non trema’ è stata tante cose. In primis è stata una grande avventura di solidarietà attiva. Basti pensare che, a missione compiuta, sono stati reperiti ben quattro moduli abitativi (di cui uno doppio) trasportati, posti in opera, allacciati ai servizi e dotati dei comfort minimi necessari per chiamarli abitazioni. Non a caso l’abbiamo definita straordinaria, visto che tutto questo è stato immaginato, costruito e materialmente eseguito in massima parte dallo Spazio Autogestito Arvultùra e dal Mercato Bio Mezza Campagna che di esso è una diretta emanazione. Certo abbiamo ricevuto il supporto e l’aiuto di tanti che avremmo modo di ringraziare meglio a campagna conclusa. Ma per una volta non vogliamo professare falsa modestia: è un’opera che non è riuscita nemmeno alla Protezione Civile, quantomeno con questa tempistica. Una settimana dopo la scossa del 30 ottobre , che ha devastato il centro Italia, avevamo già trovato, trasportato e posato il primo container. Questo ha permesso all’azienda biologica Marchese Marino, ai suoi dipendenti ed al suo vicinato di smettere di dormire nel caseificio: un piccolo laboratorio usato per la lavorazione dei formaggi che di notte scende a temperature sotto lo zero. Dopo poche settimane, come accennato, possiamo dire che quella comunità, almeno per l’immediato, ha ricevuto una sistemazione dignitosa che le darà la possibilità di fare quelle scelte difficili sul proprio futuro senza l’angoscia dell’emergenza. Tutto questo grazie a noi, tutto questo grazie a voi!

‘Il Bio che non trema’ è anche molto altro. Di sicuro una scelta politica. Ci siamo infatti concentrati su un’azienda biologica dei Sibillini che si potrebbe meglio definire comunità, un’azienda che fa del recupero di persone svantaggiate una sua finalità, che ha dedicato la propria esistenza alla preservazione del territorio e non alla sua devastazione, un’azienda che si è spesa per il ripopolamento di una zona sempre più spesso abbandonata all’incuria perché giudicata troppo poco redditizia all’accumulazione capitalista. La nostra visione del rapporto uomo-natura si rispecchia nelle scelte di vita di Paola e Marino e non certo nelle scelte folli di un governo che propone, solo per fare un esempio, l’impianto di un mega stabilimento di scarpe per risollevare un territorio che è invece famoso per le sue bellezze naturali e “magiche” come quello dei Sibillini.

Da ultimo ‘Il Bio che non trema’ ha dimostrato anche cosa significa la parola “comunità”. A questo termine, troppo spesso abusato che ormai sembra non avere più attinenze con il reale, abbiamo per una volta restituito la forza della concretezza. Perché tutta questa avventura è stata possibile grazie proprio alla comunità. Il primo container che siamo riusciti a consegnare è stato donato con grande generosità da una famiglia emiliana che ha subito il triste destino del terremoto qualche anno fa. Il trasporto effettuato nel giro di sette giorni è avvenuto attraverso la rete delle “Brigate di Solidarietà Attiva”, mentre noi abbiamo provveduto alla preparazione del terreno per la posa, agli allacci ed al riscaldamento. Tutto questo in una sola settimana. Poi la raccolta fondi: tanti hanno dato il proprio contributo, dalla rete dei Centri Sociali marchigiani ed italiani alle associazioni di ogni ordine e grado, da singoli cittadini a pezzi di istituzioni che lavorano nel biologico. Abbiamo partecipato a cene di finanziamento da Cremona a Bolzano, a iniziative dalla Germania ed oltre. Non ultimo, il tessuto sociale marchigiano e senigalliese che non ha certo fatto mancare il proprio supporto.

Dopo questo enorme sforzo non potevamo che chiudere in bellezza. Ecco perché abbiamo scelto, nel giorno della fine ufficiale della campagna, di organizzare un grande evento. Il 15 gennaio presso il teatro ‘La Fenice’ di Senigallia ci sarà uno spettacolo di chiusura che avrà un duplice compito: quello di festeggiare tutti insieme questa bella impresa compiuta a più mani e quello di rilanciare l’iniziativa per il prossimo futuro. Durante la serata, tra un concerto ed un momento di grande teatro, presenteremo infatti un nuovo network: “Terre in moto Marche”.

All’interno di questa rete continueremo a seguire su di un piano più politico le vicende relative al terremoto, poiché qui il lavoro ancora da fare è enorme. È necessario, infatti, monitorare la fase della ricostruzione per impedire agli speculatori di impossessarsi delle risorse che invece devono spettare ai territori. È necessario spingere il governo a rivedere alcune delle sue sciagurate scelte, come quella di costruire uno dei più grandi inceneritori d’Europa proprio nelle zone colpite dal sisma. Dobbiamo tutti insieme premere perché si abbandoni la politica delle grandi opere buone solo ad arricchire gli amici degli amici e chiedere con forza una redistribuzione più equa delle risorse disponibili.

Per tutti questi motivi vi invitiamo domenica 15 gennaio alle ore 17,00 al teatro ‘La Fenice’ di Senigallia. Dobbiamo essere in tanti perché uniti si senta meglio la nostra voce!

Per Info e prenotazioni:
346 0319341
TEATRO LA FENICE 071 7930842 – 335 1776042 (lun – ven ore 9-13)

BIGLIETTI
Intero 15€
ridotto 10€
Bambini fino a cinque anni ingresso gratuito
I biglietti sono direttamente acquistabili in prevendita presso la biglietteria del teatro tutti i venerdì ed i sabato dalle ore 17 alle 20.

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